Da Lenin a Lennon. Un viaggio nella nuova Ucraina rincorrendo la toponomastica sovietica

Autori

Giulia Tomasoni
Davide Carnevale
Gianluca Perrino

Descrizione

Da Lenin a Lennon

Un viaggio nella nuova Ucraina rincorrendo la toponomastica sovietica

 

Nel mezzo di una profonda crisi politica e sociale, il percorso ucraino verso un’identità post-sovietica sta vivendo negli ultimi anni una fragorosa accelerazione, intraprendendo un delicato riposizionamento geopolitico e sociale, fra influenza russa e spinte filoeuropeiste. Con l’entrata in vigore di una controversa legge del 2015 “Sulla condanna dei regimi totalitari comunista e nazionalsocialista e sulla proibizione della propaganda dei loro simboli” il paese sta assistendo alla sostituzione della vecchia toponosmastica e di quei monumenti legati al periodo comunista: d’ora in poi, quindi, saranno proibite le piazze Rivoluzione d’Ottobre, i corsi Mosca, le statue di Lenin. Sono 800 in totale i luoghi a doversi chiamare diversamente, a dover raccontare una nuova storia, a creare una nuova tradizione. Nel nostro viaggio vorremmo visitare qualcuno di questi luoghi. Abbiamo deciso di attraversare l’Ucraina partendo dal paesino della Transcarpazia Kalyny, in cui via Lenin è stata trasformata in via John Lennon, passando da Leopoli e Ivano-Frankivs’k (eletta la città più filo-occidentale del paese) per arrivare fino a Odessa e vedere se qualcuno fa ancora cadere le carrozzelle dalla sua celebre scalinata, omaggiando uno dei più celebri film di Ejzenstejn. Proseguendo, faremo tappa in alcune delle più importanti città ucraine che fino a trent’anni fa avevano dei ruoli centrali nella pianificazione sovietica: Kryvyj Rih (bacino minerario del paese), Dnipropetrovs’k (uno dei centri chiave del programma spaziale dell’URSS), risalendo infine il fiume Nipro, uno dei tanti corsi d’acqua diventati musei subacquei per l’abitudine degli abitanti di riempire i fondali con le vecchie statue sovietiche, fino a Kiev. Durante il percorso vorremmo comprendere se le persone che vi abitano si sentono più Yuri Gagarin, o Stepan Bandera, cioè se sono stati coinvolti nella rinomina delle loro città, o se la nuova identità proposta è stata calata dall’alto. Ci sembra interessante verificare se il processo di decostruzione dell’identità comunista si sia diffuso in modo uniforme o se ci siano delle resistenze. Appassionati di cinema quanto di questioni legate alle identità post-comuniste, faremo di questo viaggio un breve documentario. Lavorare sulla toponomastica ci è sembrata una soluzione interessante quanto poco esplorata, attraverso le immagini di questi spazi segnati dai mutamenti della storia, in cui la vita dei cittadini ucraini continua a svolgersi quotidianamente.

 

 

From Lenin to Lennon

Travelling through the new Ukraine, running after the Soviet toponymy

In the middle of a deep social and political crisis, the Ukrainian path to a post-sovietic identity is living a thunderous acceleration, undertaking a delicate geopolitical and social repositioning, between Russian and European influences. A new controversal law about “The condamn of totalitarist communist and nazi regime, and the prohibition of the propaganda of his symbols” is getting effective, and the country is living the substitution of the old toponymy and the monuments tied with the communist period: henceforth the October Revolution’s squares, the Moscow boulevards, the Lenin’s statues will be banned. 800 are the places to be renamed, to tell a new story, to start a new tradition. In our journey we would like to visit some of this places. We decided to pass through Ukraine, starting from the Trascarphatian little town Kalyny where Lenin st. became John Lennon st., passing L’viv and Ivano-Frankivsk (elected the more pro-Western city in the country), arriving to Odessa and see if somebody is still dropping wheelchairs from his stairway, honoring one of the most famous Ejzenstejn’s movie. We will stop in some of the most important ukrainian towns that had central roles in sovietic pianification since 30 years ago: Krybyj Rih (mining area of the country), Dnipropetrovs’k (the core of sovietic space program), going to Nipro river, one of the streams became underwater museums allowing the population habit to fill the riverbed with ancient sovietic statues, until Kiev. During the trip we would like to understand if people who live there are feeling more Yuri Gagarin than Stepan Bandera, if they have been involved in their city renaming or if the brand new identity is been decided from above. It’s interesting to verify if the deconstruction process of the communist identity is been evenly spread or if there’s some resistences. We are in love with cinema as much as we are passionated to post-communist identity issues, we will make a little documentary about this journey. Working on the toponymy seems to be an interesting solution and still unexplored, with the images of this spaces marked by the history changes, where the life of citizens keeps going.

 

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Benefit destinati ai sostenitori

I nostri sostenitori, segnalati chiaramente fra i credits del documentario, sono tutti invitati a cena per una prima visione del film in compagnia: per cominciare frittelle, varenyky e polpette a volontà! La vodka solo dopo gli applausi!

 

Benefit for the supporters

Our supporters, obviously thanked in the documentary’s credits, are all invited to a dinner for the first movie’s vision: frittelles as entree, varenyky and meatballs for everybody! Vodka just after applauses!

 

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Potěmkinovy_schodyVLUU L210  / Samsung L210APTOPIX UkraineUnderwater Museumsovietic memorabilia

Contatti del referente

Giulia Tomasoni: giuliatommy@hotmail.com