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LATITUDINE ZERO. ECUADOR IN MOVIMENTO
By: Redazione Fuorirotta
In:news
giovedì 22 febbraio 2018

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UN VIAGGIO ATTRAVERSO I PROGETTI FUORIROTTA 2017

 

LATITUDINE ZERO. ECUADOR IN MOVIMENTO

di Elena Fratini & Dea Rakovac

 

“Cosa sapete dell’Ecuador? Niente. Ok. Partiamo da zero. Latitudine Zero.”

Così inizia l’avventura di queste due intrepide viaggiatrici verso l’Ecuador. La loro riflessione parte da un cartellone, un cartellone dove i ragazzi di una classe di liceo a Roma hanno scritto tante parole, come coca e cacao, ma nessuno ha fatto accenno alle persone.

Eppure di questo Paese, poco più piccolo dell’Italia e segnato da paesaggi estremi, l’aspetto più interessante sono proprio i mille volti, risultato della colonizzazione. E in fondo la storia la fanno proprio le persone e loro, le nostre viaggiatrici, nel lavoro di insegnante e giornalista interculturale e di attrice e linguista, è di questo che si occupano: di storie.

Per questo la loro rotta si è orientata verso la Valle del Chota, nascosta nelle Ande, dove vivono comunità africane a lungo emarginate; il Monte Chimborazo, per incontrare l’ultimo hielero, unico erede di un’attività che l’avvento dei frigoriferi ha spazzato via; l’Amazzonia minacciata dalle compagnie petrolifere, sede e rifugio dei popoli non contattati e dei coltivatori del cacao nacional.

Hanno collaborato in loco con il collettivo Vientos del Sur, che si occupa da dieci anni di teatro, arte decorativa, musica, danza e cinema. Grazie a loro, Elena e Dea sono entrate in contatto con artisti e altre realtà attive sul territorio, come i muralisti dell’Imbabura e il gruppo teatrale al femminile Las Magdalenas, che raccontano con la loro arte tematiche sociali e di genere.

Hanno raccolto così storie, parole, gesti, suoni, musiche e racconti e che al rientro in Europa hanno riproposto in laboratori di teatro nelle scuole secondarie, con lo scopo di stimolare la curiosità dei più giovani verso l’ignoto e il diverso, principalmente sul tema della conoscenza dell’altro e dell’incontro interculturale, per poi tradurla in espressione.

Oltre al progetto di teatro laboratoriale, si è aggiunta la prospettiva di realizzare un documentario, grazie all’input del film-maker del collettivo locale che le ha accompagnate per parte del viaggio, raccogliendo circa trenta ore di materiale video e audio, che sperano possa presto prendere vita in un documentario da condividere con il pubblico.