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Il viaggio di Andrea lungo la … ROTTA INVERSA
By: Redazione Fuorirotta
In:news
martedì 04 ottobre 2016

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Eravamo seduti lì con lui per chissà quale caso fortuito

eppure lui non ci diceva niente

e tutti i miei sforzi di intavolare una discussione erano vani

e non capivo perché

e ora mi sembra di capirlo:

il monaco parlava poco perché

eravamo venuti da chissà dove,

spontaneamente li avevamo aiutati a raccogliere il riso

e lui ci stava offrendo da mangiare: cos’altro c’era da dire?

In quel momento noi eravamo tutti gli uomini

che nella Storia avevano aiutato spontaneamente,

e lui era tutti gli uomini che nella Storia

avevano offerto da mangiare.

Tutto il resto era mutevole, passeggero

(città, nomi, età, studi…).

Lui stava perpetuando un rito,

per renderlo infinito,

come una ruota.

Quella piccola cosa che chiami vita

è in realtà un atomo minuscolo,

e bastò niente a soffiarlo via.


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A questo mondo accadono cose orrende, come mischiare l’alcool o perfino la birra con la Red Bull, che si dice contenga sostanze rinvigorenti provenienti dalle palle del toro. Le persone ci credono e bevono l’intruglio, nonostante puzzi e appiccichi le mani.

Per la stessa credenza per cui le cose schifose fanno bene, anche in Viet Nam si bevono lunghe brodaglie o beveroni che ammetto di guardare affascinato giacere pacifiche nei ristoranti o nei “Bia hoi”,occhieggiando qualche segreto pur semplice, in grandi contenitori di vetro, come delle vere pozioni magiche.

In questi litri sono immersi rettili di varie misure, zampe di capra, più comunemente serpenti e lucertole, uccelli di piccole dimensioni, organi e teste e parti di altri animali. Bere queste pozioni dicono faccia bene alla salute, in particolare agli anziani.

Ed ecco quindi buffamente accomunati giovani-biondi-smanicati-infraditati-coi tatuaggi brutti sui polpacci-seduti-bianchi-turisti-stranieri e anziani-scuri-asciutti-dal fisico teso-laboriosi di giorno-seduti sui calcagni quando riposano-coi denti rovinati-fumanti-vietnamiti. Accomunati dalla credenza di poter ricevere qualche sorta di potere magico o spirituale “bevendo” il mondo animale, laddove non bastasse essere mangiatori di carne.


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C’è un’armonia in strada.

Mentre quello al bordo del marciapiede smette di tagliarsi le unghie, quello seduto che legge cambia posizione e appoggia la schiena al muro. Quando l’altro beve l’ultimo sorso di thé e si alza, quello al caffè accanto dà a parlare di nuovo all’amico, quando arriva il pulmino dei vecchietti col nastro bianco in testa allora quello getta la sigaretta e se ne va.

Sono piccoli gesti che comunicano tra loro per intensità e ritmo, che si chiamano e si rispondono tramite segnali a loro stessi cifrati.

Alla mia pausa per scrivere risponde o coincide la pausa del tassista che aspetta e mi guarda.


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Un’ape enorme.

Normalmente ne sarei terrorizzato, qui invece

ne sono subito attratto,

spero che mi si avvicini per vederla meglio.

Non ne ho paura, mi sento protetto.

Dal pescatore affianco a me,

dai minuscoli girini che litigano nel lago,

dalle prugne sul terreno che ho schiacciato per

arrivare qui,

dall’ape stessa,

da questo silenzio,

dai due pacifici operai in tuta azzurra,

come dei monaci,

dai galli da combattimento che qui si aggirano,

dignitosi e buffi,

fissando sguardi indagatori

sui pochi turisti.

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